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 Esperimento letterario 3!

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Alessandro

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MessaggioTitolo: Esperimento letterario 3!   Gio 09 Dic 2010, 09:50

Eccolo !Regole sempre quelle!Iniziamo.... :

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 09 Dic 2010, 10:02

E il riposino? Sleep
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 09 Dic 2010, 10:03

ahahahah Gli eroi non riposano mai, ricorda prof... ricorda...
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Sab 25 Dic 2010, 09:10

Ok riprendiamo con l'esperimento letterario.
Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.

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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Mar 28 Dic 2010, 09:17

Una notte vi fu una tempesta tutto l'equipaggio si precipito sul ponte ogniuno di loro era determinato a sopravivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrapo ad una fune che dava albero sull'albero maestro poi con mano ferma sparo alla corda che spezzandosi trascino il capitano sull'albero ,si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e nulla da perdere davanti alla morte...
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Mer 29 Dic 2010, 09:37

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...

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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 30 Dic 2010, 08:28

sta venendo bene!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Smile
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 30 Dic 2010, 09:19

E' vero. Anche questi racconti potrebbero rientrare nel giornalino.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 31 Dic 2010, 08:53

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Dom 02 Gen 2011, 21:51

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 06 Gen 2011, 08:41

Ma lui imperterimo non esclamo una parola apparte :-è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato .-finche me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazire.Ripensavo a quelle parole e a quelo sguardo finche mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamo con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguatero , da oggi in poi ti vito di oltrepassare quella porta o ti faro cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare e ora sparisci in branda-.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 07 Gen 2011, 03:25

Brava Aurora, solo prima di scrivere il pezzo nuovo fai un copia-incolla del precedente.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 07 Gen 2011, 03:30

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. E ora sparisci in branda!
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 07 Gen 2011, 03:32

bello!!!
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 07 Gen 2011, 09:04

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Mer 19 Gen 2011, 09:33

Questo giro non c'è proprio collaborazione Sleep
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 21 Gen 2011, 07:26

lavoriamo solo noi due
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Mer 02 Mar 2011, 09:25

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Quando il vento si placava ed il sole faceva filtrare i suoi raggi nell'acqua mi appostavo al mio oblò e osservavo esterefatto le meraviglie dell'oceano.
Oltre ai pesci coloratissimi e alle piante fluttuanti mi soffermavo ad osservare i numerosi resti di remoti naufragi.
Stavo ammirando l'elegante chiglia di una barca a vela adagiata su un fondale di sabbia corallina quando il mio sguardo fu disturbato da un guizzo improvviso.
Nel turbine di sabbia colsi una coda pinnata verde smeraldo e... un fluttuare di capelli biondo chiaro. SIRENE!!??
Sirene, si sirene spiegate di decine di ambulanze e dentro a una di quelle c'ero anch'io.
Mi ero spesso chiesto come sarebbe stato quel momento e, tutto sommato, devo dire che non è niente male. Il fluttuare, la barca, il viaggio iniziato e apparentemente senza meta, ma la sirena era vera e stava vicino a me con un sorriso smagliante stampato in faccia, contentissima di avermi risvegliato. Era una bravissima dottoressa che aveva creduto nella sua preparazione e nella mia voglia di non mollare nonostante la situazione gravissima, estrema, che avevo vissuto nell'incidente aereo.
Era un boeing diretto a Dublino. Con la mia squadra di rugby ero partito due ore prima deciso di sconfiggere i fortissimi avversari irlandesi.
Eravamo una squadretta in erba, euforici per l'insperato viaggio, pieni di energia e decisi a divertirci, oltre che a giocare.
Un'ora dopo il decollo il guasto,il panico, lo schianto, il " viaggio in nave" nel XV° secolo e poi la sirena. Niente male, ma ora cosa ne sarebbe stato di me?
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 04 Mar 2011, 10:00

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Quando il vento si placava ed il sole faceva filtrare i suoi raggi nell'acqua mi appostavo al mio oblò e osservavo esterefatto le meraviglie dell'oceano.
Oltre ai pesci coloratissimi e alle piante fluttuanti mi soffermavo ad osservare i numerosi resti di remoti naufragi.
Stavo ammirando l'elegante chiglia di una barca a vela adagiata su un fondale di sabbia corallina quando il mio sguardo fu disturbato da un guizzo improvviso.
Nel turbine di sabbia colsi una coda pinnata verde smeraldo e... un fluttuare di capelli biondo chiaro. SIRENE!!??
Sirene, si sirene spiegate di decine di ambulanze e dentro a una di quelle c'ero anch'io.
Mi ero spesso chiesto come sarebbe stato quel momento e, tutto sommato, devo dire che non è niente male. Il fluttuare, la barca, il viaggio iniziato e apparentemente senza meta, ma la sirena era vera e stava vicino a me con un sorriso smagliante stampato in faccia, contentissima di avermi risvegliato. Era una bravissima dottoressa che aveva creduto nella sua preparazione e nella mia voglia di non mollare nonostante la situazione gravissima, estrema, che avevo vissuto nell'incidente aereo.
Era un boeing diretto a Dublino. Con la mia squadra di rugby ero partito due ore prima deciso di sconfiggere i fortissimi avversari irlandesi.
Eravamo una squadretta in erba, euforici per l'insperato viaggio, pieni di energia e decisi a divertirci, oltre che a giocare.
Un'ora dopo il decollo il guasto,il panico, lo schianto, il " viaggio in nave" nel XV° secolo e poi la sirena. Niente male, ma ora cosa ne sarebbe stato di me?
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mariangela
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Dom 06 Mar 2011, 02:51

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Quando il vento si placava ed il sole faceva filtrare i suoi raggi nell'acqua mi appostavo al mio oblò e osservavo esterefatto le meraviglie dell'oceano.
Oltre ai pesci coloratissimi e alle piante fluttuanti mi soffermavo ad osservare i numerosi resti di remoti naufragi.
Stavo ammirando l'elegante chiglia di una barca a vela adagiata su un fondale di sabbia corallina quando il mio sguardo fu disturbato da un guizzo improvviso.
Nel turbine di sabbia colsi una coda pinnata verde smeraldo e... un fluttuare di capelli biondo chiaro. SIRENE!!??
Sirene, si sirene spiegate di decine di ambulanze e dentro a una di quelle c'ero anch'io.
Mi ero spesso chiesto come sarebbe stato quel momento e, tutto sommato, devo dire che non è niente male. Il fluttuare, la barca, il viaggio iniziato e apparentemente senza meta, ma la sirena era vera e stava vicino a me con un sorriso smagliante stampato in faccia, contentissima di avermi risvegliato. Era una bravissima dottoressa che aveva creduto nella sua preparazione e nella mia voglia di non mollare nonostante la situazione gravissima, estrema, che avevo vissuto nell'incidente aereo.
Era un boeing diretto a Dublino. Con la mia squadra di rugby ero partito due ore prima deciso di sconfiggere i fortissimi avversari irlandesi.
Eravamo una squadretta in erba, euforici per l'insperato viaggio, pieni di energia e decisi a divertirci, oltre che a giocare.
Un'ora dopo il decollo il guasto,il panico, lo schianto, il " viaggio in nave" nel XV° secolo e poi la sirena. Niente male, ma ora cosa ne sarebbe stato di me?
E i miei amici, la mia squadra, erano tutti vivi? Mi sentivo stanchissimo, non riuscivo a parlare. Non sentivo alcun male ma ciò non mi confortava , mi richiamava alla mente storie di paralisi, amputazioni, midolli spinali.
Ero terrorizzato quando mi resi conto di essere arrivato in ospedale e di essere in Francia.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Dom 06 Mar 2011, 09:49

Non riesco più a continuare. Chi mi aiuta?
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Dom 06 Mar 2011, 22:45

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Quando il vento si placava ed il sole faceva filtrare i suoi raggi nell'acqua mi appostavo al mio oblò e osservavo esterefatto le meraviglie dell'oceano.
Oltre ai pesci coloratissimi e alle piante fluttuanti mi soffermavo ad osservare i numerosi resti di remoti naufragi.
Stavo ammirando l'elegante chiglia di una barca a vela adagiata su un fondale di sabbia corallina quando il mio sguardo fu disturbato da un guizzo improvviso.
Nel turbine di sabbia colsi una coda pinnata verde smeraldo e... un fluttuare di capelli biondo chiaro. SIRENE!!??
Sirene, si sirene spiegate di decine di ambulanze e dentro a una di quelle c'ero anch'io.
Mi ero spesso chiesto come sarebbe stato quel momento e, tutto sommato, devo dire che non è niente male. Il fluttuare, la barca, il viaggio iniziato e apparentemente senza meta, ma la sirena era vera e stava vicino a me con un sorriso smagliante stampato in faccia, contentissima di avermi risvegliato. Era una bravissima dottoressa che aveva creduto nella sua preparazione e nella mia voglia di non mollare nonostante la situazione gravissima, estrema, che avevo vissuto nell'incidente aereo.
Era un boeing diretto a Dublino. Con la mia squadra di rugby ero partito due ore prima deciso di sconfiggere i fortissimi avversari irlandesi.
Eravamo una squadretta in erba, euforici per l'insperato viaggio, pieni di energia e decisi a divertirci, oltre che a giocare.
Un'ora dopo il decollo il guasto,il panico, lo schianto, il " viaggio in nave" nel XV° secolo e poi la sirena. Niente male, ma ora cosa ne sarebbe stato di me?
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MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3! Ieri a 2:51 pm Selezionare / Non selezionare l'opzione citazioni multiple Rispondere citando Modificare Eliminare questo messaggio Vedere l'indirizzo IP dell'autore
Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Quando il vento si placava ed il sole faceva filtrare i suoi raggi nell'acqua mi appostavo al mio oblò e osservavo esterefatto le meraviglie dell'oceano.
Oltre ai pesci coloratissimi e alle piante fluttuanti mi soffermavo ad osservare i numerosi resti di remoti naufragi.
Stavo ammirando l'elegante chiglia di una barca a vela adagiata su un fondale di sabbia corallina quando il mio sguardo fu disturbato da un guizzo improvviso.
Nel turbine di sabbia colsi una coda pinnata verde smeraldo e... un fluttuare di capelli biondo chiaro. SIRENE!!??
Sirene, si sirene spiegate di decine di ambulanze e dentro a una di quelle c'ero anch'io.
Mi ero spesso chiesto come sarebbe stato quel momento e, tutto sommato, devo dire che non è niente male. Il fluttuare, la barca, il viaggio iniziato e apparentemente senza meta, ma la sirena era vera e stava vicino a me con un sorriso smagliante stampato in faccia, contentissima di avermi risvegliato. Era una bravissima dottoressa che aveva creduto nella sua preparazione e nella mia voglia di non mollare nonostante la situazione gravissima, estrema, che avevo vissuto nell'incidente aereo.
Era un boeing diretto a Dublino. Con la mia squadra di rugby ero partito due ore prima deciso di sconfiggere i fortissimi avversari irlandesi.
Eravamo una squadretta in erba, euforici per l'insperato viaggio, pieni di energia e decisi a divertirci, oltre che a giocare.
Un'ora dopo il decollo il guasto,il panico, lo schianto, il " viaggio in nave" nel XV° secolo e poi la sirena. Niente male, ma ora cosa ne sarebbe stato di me?
E i miei amici, la mia squadra, erano tutti vivi? Mi sentivo stanchissimo, non riuscivo a parlare. Non sentivo alcun male ma ciò non mi confortava , mi richiamava alla mente storie di paralisi, amputazioni, midolli spinali.
Ero terrorizzato quando mi resi conto di essere arrivato in ospedale e di essere in Francia.
Ah la Francia! Non so come ma mi trovavo nel bel mezzo di una festa a corte: abiti lussuosi, parrucche enormi ori e fasti ovunque. Mentre osservavo questa scena con attenzione e meraviglia un paggio mi chiese se volevo una coscia di pollo. Mi accorsi di avere una gran fame e accettai l'invito.
Ad un tratto diedero inizio alle danze
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Lun 07 Mar 2011, 02:42



Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Quando il vento si placava ed il sole faceva filtrare i suoi raggi nell'acqua mi appostavo al mio oblò e osservavo esterefatto le meraviglie dell'oceano.
Oltre ai pesci coloratissimi e alle piante fluttuanti mi soffermavo ad osservare i numerosi resti di remoti naufragi.
Stavo ammirando l'elegante chiglia di una barca a vela adagiata su un fondale di sabbia corallina quando il mio sguardo fu disturbato da un guizzo improvviso.
Nel turbine di sabbia colsi una coda pinnata verde smeraldo e... un fluttuare di capelli biondo chiaro. SIRENE!!??
Sirene, si sirene spiegate di decine di ambulanze e dentro a una di quelle c'ero anch'io.
Mi ero spesso chiesto come sarebbe stato quel momento e, tutto sommato, devo dire che non è niente male. Il fluttuare, la barca, il viaggio iniziato e apparentemente senza meta, ma la sirena era vera e stava vicino a me con un sorriso smagliante stampato in faccia, contentissima di avermi risvegliato. Era una bravissima dottoressa che aveva creduto nella sua preparazione e nella mia voglia di non mollare nonostante la situazione gravissima, estrema, che avevo vissuto nell'incidente aereo.
Era un boeing diretto a Dublino. Con la mia squadra di rugby ero partito due ore prima deciso di sconfiggere i fortissimi avversari irlandesi.
Eravamo una squadretta in erba, euforici per l'insperato viaggio, pieni di energia e decisi a divertirci, oltre che a giocare.
Un'ora dopo il decollo il guasto,il panico, lo schianto, il " viaggio in nave" nel XV° secolo e poi la sirena. Niente male, ma ora cosa ne sarebbe stato di me?
E i miei amici, la mia squadra, erano tutti vivi? Mi sentivo stanchissimo, non riuscivo a parlare. Non sentivo alcun male ma ciò non mi confortava , mi richiamava alla mente storie di paralisi, amputazioni, midolli spinali.
Ero terrorizzato quando mi resi conto di essere arrivato in ospedale e di essere in Francia.
Ah la Francia! Non so come ma mi trovavo nel bel mezzo di una festa a corte: abiti lussuosi, parrucche enormi ori e fasti ovunque. Mentre osservavo questa scena con attenzione e meraviglia un paggio mi chiese se volevo una coscia di pollo. Mi accorsi di avere una gran fame e accettai l'invito.
Era il pollo più buono che avessi mai mangiato e poi c'erano dolci pasticcini,frutta esotica,ogni ben di dio. Feci una mangiata memorabile e poi mi affacciai ad una finestra del palazzo.
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Mar 21 Feb 2012, 23:46

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Ed era uno spettacolo eccezionale, mi succedeva di passare ore davanti all'oblò ad osservare le migliaia di pesci variopinti che sfrecciavano in tutte le direzioni, la varietà delle alghe e delle piante acquatiche perennemente in movimento, la conformazione delle rocce brulicanti di vita, l'oro dei raggi di sole che penetrano l'acqua con riflessi cangianti.
Ma quel giorno, proprio quel giorno oscuro segnato dalla consapevolezza che in quella nave ero completamente solo e non potevo contare neppure sull'aiuto di colui che ormai ritenevo un amico, il cuoco di bordo, quel preciso giorno,dall'oblò della mia cabina vidi una cosa eccezionale...
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MessaggioTitolo: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 23 Feb 2012, 08:29

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Ed era uno spettacolo eccezionale, mi succedeva di passare ore davanti all'oblò ad osservare le migliaia di pesci variopinti che sfrecciavano in tutte le direzioni, la varietà delle alghe e delle piante acquatiche perennemente in movimento, la conformazione delle rocce brulicanti di vita, l'oro dei raggi di sole che penetrano l'acqua con riflessi cangianti.
Ma quel giorno, proprio quel giorno oscuro segnato dalla consapevolezza che in quella nave ero completamente solo e non potevo contare neppure sull'aiuto di colui che ormai ritenevo un amico, il cuoco di bordo, quel preciso giorno,dall'oblò della mia cabina vidi una cosa eccezionale: essere angeligi che lievi solcavano il mare, coda da pesce ma da un splendente color smeraldo , capelli color oro ornati da perle;di quei esseri esistevano molte leggende alcune che le descrivevano come angeli schiantati nell'acqua ,che mutarono le maestose e candide ali in code di pesce ,di smeraldo lucente; altre le descrivevano come esseri infernalicreati dal male , incaricati ,col suadente canto e gli occhi lucenti, di trascinare i prodi marinai, nelle profondità degli abissi per nutrirsene.
Feci a pena intempo a pensare a ciò ,che , tutti vennero chiamati sul ponte.
Doveva ancora sorgere il sole , ma si riusciva comunque a delineare i contorni di un'isola davanti alla prua, il capitano osservava ,senza sentimenti, ogni marinaio e quando il suo, insensibile sguardo si poso su di me il sangue mi si gelo in corpo,pronuncio alcune parole al vice capitano al suo fianco epoi mi indico e insieme a me altri cinque marinai.
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Esperimento letterario 3!
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