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 Esperimento letterario 3!

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AutoreMessaggio
mariangela
Admin


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Località : San Giuseppe di Cassola

MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 23 Feb 2012, 10:27

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Ed era uno spettacolo eccezionale, mi succedeva di passare ore davanti all'oblò ad osservare le migliaia di pesci variopinti che sfrecciavano in tutte le direzioni, la varietà delle alghe e delle piante acquatiche perennemente in movimento, la conformazione delle rocce brulicanti di vita, l'oro dei raggi di sole che penetrano l'acqua con riflessi cangianti.
Ma quel giorno, proprio quel giorno oscuro segnato dalla consapevolezza che in quella nave ero completamente solo e non potevo contare neppure sull'aiuto di colui che ormai ritenevo un amico, il cuoco di bordo, quel preciso giorno,dall'oblò della mia cabina vidi una cosa eccezionale: esseri angelici che lievi solcavano il mare, coda da pesce ma di uno splendente color smeraldo , capelli color oro ornati di perle;di quegli esseri esistevano molte leggende. Alcune che li definivano angeli schiantati nell'acqua ,che avevano mutato le maestose e candide ali in code di pesce verde smeraldo lucente; altre li descrivevano come esseri infernali creati dal male , incaricati ,col suadente canto e gli occhi lucenti, di trascinare i prodi marinai, nelle profondità degli abissi per nutrirsene.
Feci appena in tempo a pensare a ciò ,che , tutti fummo chiamati sul ponte.
Doveva ancora sorgere il sole , ma si riusciva comunque a delineare i contorni di un'isola davanti alla prua, il capitano osservava ,impassibile, ogni marinaio e quando il suo impenetrabile sguardo si posò su di me il sangue mi si gelò in corpo.Pronunciò alcune parole al vice capitano al suo fianco e poi mi indicò e assieme a me scelse altri cinque marinai.

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HARRY



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MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3!   Ven 24 Feb 2012, 08:56

ammazza!!!!!
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mariangela
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Località : San Giuseppe di Cassola

MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3!   Sab 25 Feb 2012, 09:45

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Ed era uno spettacolo eccezionale, mi succedeva di passare ore davanti all'oblò ad osservare le migliaia di pesci variopinti che sfrecciavano in tutte le direzioni, la varietà delle alghe e delle piante acquatiche perennemente in movimento, la conformazione delle rocce brulicanti di vita, l'oro dei raggi di sole che penetrano l'acqua con riflessi cangianti.
Ma quel giorno, proprio quel giorno oscuro segnato dalla consapevolezza che in quella nave ero completamente solo e non potevo contare neppure sull'aiuto di colui che ormai ritenevo un amico, il cuoco di bordo, quel preciso giorno,dall'oblò della mia cabina vidi una cosa eccezionale: esseri angelici che lievi solcavano il mare, coda da pesce ma di uno splendente color smeraldo , capelli color oro ornati di perle;di quegli esseri esistevano molte leggende. Alcune che li definivano angeli schiantati nell'acqua ,che avevano mutato le maestose e candide ali in code di pesce verde smeraldo lucente; altre li descrivevano come esseri infernali creati dal male , incaricati ,col suadente canto e gli occhi lucenti, di trascinare i prodi marinai, nelle profondità degli abissi per nutrirsene.
Feci appena in tempo a pensare a ciò ,che , tutti fummo chiamati sul ponte.
Doveva ancora sorgere il sole , ma si riusciva comunque a delineare i contorni di un'isola davanti alla prua, il capitano osservava ,impassibile, ogni marinaio e quando il suo impenetrabile sguardo si posò su di me il sangue mi si gelò in corpo.Pronunciò alcune parole al vice capitano al suo fianco e poi mi indicò e assieme a me scelse altri cinque marinai.
ammazza!!!!!, disse il marinaio vicino a me e da ciò capii che era di indubbie origini romane
Dopo averci scelti il capitano ci disse che eravamo gli uomini incaricati ad esplorare l'isola che si trovava di fronte a noi.Il mattino seguente avremmo approdato e noi sei saremmo scesi portandoci dietro un fucile, dell'acqua e viveri sufficienti per una settimana.Dovevamo capire se l'isola fosse abitata e dovevamo assolutamente scoprirne il nome. Senza queste informazioni non potevamo più mettere piede sulla nave.
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mariangela
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MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3!   Mer 07 Mar 2012, 03:04

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Ed era uno spettacolo eccezionale, mi succedeva di passare ore davanti all'oblò ad osservare le migliaia di pesci variopinti che sfrecciavano in tutte le direzioni, la varietà delle alghe e delle piante acquatiche perennemente in movimento, la conformazione delle rocce brulicanti di vita, l'oro dei raggi di sole che penetrano l'acqua con riflessi cangianti.
Ma quel giorno, proprio quel giorno oscuro segnato dalla consapevolezza che in quella nave ero completamente solo e non potevo contare neppure sull'aiuto di colui che ormai ritenevo un amico, il cuoco di bordo, quel preciso giorno,dall'oblò della mia cabina vidi una cosa eccezionale: esseri angelici che lievi solcavano il mare, coda da pesce ma di uno splendente color smeraldo , capelli color oro ornati di perle;di quegli esseri esistevano molte leggende. Alcune che li definivano angeli schiantati nell'acqua ,che avevano mutato le maestose e candide ali in code di pesce verde smeraldo lucente; altre li descrivevano come esseri infernali creati dal male , incaricati ,col suadente canto e gli occhi lucenti, di trascinare i prodi marinai, nelle profondità degli abissi per nutrirsene.
Feci appena in tempo a pensare a ciò ,che , tutti fummo chiamati sul ponte.
Doveva ancora sorgere il sole , ma si riusciva comunque a delineare i contorni di un'isola davanti alla prua, il capitano osservava ,impassibile, ogni marinaio e quando il suo impenetrabile sguardo si posò su di me il sangue mi si gelò in corpo.Pronunciò alcune parole al vice capitano al suo fianco e poi mi indicò e assieme a me scelse altri cinque marinai.
ammazza!!!!!, disse il marinaio vicino a me e da ciò capii che era di indubbie origini romane
Dopo averci scelti il capitano ci disse che eravamo gli uomini incaricati ad esplorare l'isola che si trovava di fronte a noi.Il mattino seguente avremmo approdato e noi sei saremmo scesi portandoci dietro un fucile, dell'acqua e viveri sufficienti per una settimana.Dovevamo capire se l'isola fosse abitata e dovevamo assolutamente scoprirne il nome. Senza queste informazioni non potevamo più mettere piede sulla nave
.ll mattino seguente di buon'ora il capitano ci fece scendere dsalla nave e ci raccomandò di tornare solo con le informazioni che ci aveva detto. Io ero letteralmente terrorizzato dall'idea di addentrarmi in un'isola sconosciuta e remota con ai piedi un leggerissimo paio di infradito e sulle spalle i viveri sufficienti si e no per un paio di giorni. Non c'erano alternative. Con i miei sfortunati compagni mi avviai a malincuore verso la fitta vegetazione che bordava la spiaggia.
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MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3!   Gio 08 Mar 2012, 07:28

Il vento faceva agitare le vele come anguille nel mare, il sole accecava gli occhi, il capitano stava ancora dormendo e io ero l'unico sveglio.
Eravamo in viaggio ormai da tre settimane,io ero la persona più giovane a bordo. Il giorno prima avevo compiuto 15 anni. Mio padre mi aveva imbarcato come mozzo sulla goletta spagnola approdata misteriosamente al porto della mia città.Ero preoccupato, l'equipaggio aveva un aspetto sinistro, erano tutti uomini giovani ma taciturni, nessuno ti guardava in faccia, ognuno faceva il suo mestiere senza dire niente. Il capitano si vedeva raramente sul ponte ma tutto funzionava alla perfezione.Per fortuna riuscii a fare amicizia con il cuoco che era l'unica persona ad avere un comportamento normale; spesso sgattaiolavo in cucina,il mio amico mi sorrideva, mi passava qualche leccornia appena sfornata ma non faceva mai alcun cenno allo scopo del nostro viaggio.
Una notte vi fu una tempesta, tutto l'equipaggio si precipitò sul ponte, ognuno di loro era determinato a sopravvivere a quell'uragano .Ad un tratto scese il capitano con la sua divisa piena di medaglie , prese la sua fedele rivoltella si aggrappò ad una fune che dava sull'albero maestro, poi con mano ferma sparò alla corda che spezzandosi trascinò il capitano sull'albero .Si vedeva che era un vecchio lupo di mare, coraggioso e che non aveva nulla da perdere davanti alla morte...
Finalmente la tempesta si placò e la mattina dopo ognuno ritornò al suo lavoro.
Correva l'anno 1492.Mentre aspettavo al porto per imbarcarmi ascoltai i discorsi dei marinai. Parlavano di quell' italiano, genovese per la precisione che aveva osato affrontare l'oceano al di là di Gibilterra in cerca delle Indie via mare. Era partito ormai da un mese e di lui non si era più saputo niente.
Mi affascinava il coraggio di quell'uomo e confesso che quando mio padre mi propose di lavorare su una nave accettai di buon grado sperando, un giorno, di incontrarlo.
I giorni si succedevano veloci e uguali.Speravo di scorgere nello sguardo di quegli uomini un segno di amicizia o almeno di umanità. I loro occhi impenetrabili mi riservavano solo qualche cenno severo quando era necessario che svolgessi una mansione al di là del mio solito lavoro. Dentro di me stava prendendo forma una sensazione di sconforto e di profonda paura. Mi sentivo in trappola.Corsi veloce verso la cucina deciso a farmi raccontare dal mio amico cuoco la verità su ciò che stava succedendo su quella nave.Ma lui imperterrito non esclamò una parola a parte :"è ancora troppo presto ma sta tranquillo quando saremo arrivati tutto ti sarà spiegato". Finchè me lo diceva nei suoi occhi vidi uno sguardo folle , come se solo ad aver chiesto la verità su quel viaggio l'avesse fatto impazzire. Ripensavo a quelle parole e a quello sguardo finchè mi trascinavo verso la porta , quando mi scontrai con il capitano che esclamò con occhi severi e turbati :- e tu cosa fai qui sguattero , da oggi in poi ti vieto di oltrepassare quella porta o ti farò cadere giù dalla passerella abbandonandoti in mare. Ed ora sparisci in branda!
La mia cuccetta era la più bassa. Non mi dispiaceva perchè era l'unica che si affacciava ad un oblò che, durante le giornate di bonaccia mi permetteva di ammirare le meraviglie del mondo subacqueo.
Ed era uno spettacolo eccezionale, mi succedeva di passare ore davanti all'oblò ad osservare le migliaia di pesci variopinti che sfrecciavano in tutte le direzioni, la varietà delle alghe e delle piante acquatiche perennemente in movimento, la conformazione delle rocce brulicanti di vita, l'oro dei raggi di sole che penetrano l'acqua con riflessi cangianti.
Ma quel giorno, proprio quel giorno oscuro segnato dalla consapevolezza che in quella nave ero completamente solo e non potevo contare neppure sull'aiuto di colui che ormai ritenevo un amico, il cuoco di bordo, quel preciso giorno,dall'oblò della mia cabina vidi una cosa eccezionale: esseri angelici che lievi solcavano il mare, coda da pesce ma di uno splendente color smeraldo , capelli color oro ornati di perle;di quegli esseri esistevano molte leggende. Alcune che li definivano angeli schiantati nell'acqua ,che avevano mutato le maestose e candide ali in code di pesce verde smeraldo lucente; altre li descrivevano come esseri infernali creati dal male , incaricati ,col suadente canto e gli occhi lucenti, di trascinare i prodi marinai, nelle profondità degli abissi per nutrirsene.
Feci appena in tempo a pensare a ciò ,che , tutti fummo chiamati sul ponte.
Doveva ancora sorgere il sole , ma si riusciva comunque a delineare i contorni di un'isola davanti alla prua, il capitano osservava ,impassibile, ogni marinaio e quando il suo impenetrabile sguardo si posò su di me il sangue mi si gelò in corpo.Pronunciò alcune parole al vice capitano al suo fianco e poi mi indicò e assieme a me scelse altri cinque marinai.
ammazza!!!!!, disse il marinaio vicino a me e da ciò capii che era di indubbie origini romane
Dopo averci scelti il capitano ci disse che eravamo gli uomini incaricati ad esplorare l'isola che si trovava di fronte a noi.Il mattino seguente avremmo approdato e noi sei saremmo scesi portandoci dietro un fucile, dell'acqua e viveri sufficienti per una settimana.Dovevamo capire se l'isola fosse abitata e dovevamo assolutamente scoprirne il nome. Senza queste informazioni non potevamo più mettere piede sulla nave
.ll mattino seguente di buon'ora il capitano ci fece scendere dsalla nave e ci raccomandò di tornare solo con le informazioni che ci aveva detto. Io ero letteralmente terrorizzato dall'idea di addentrarmi in un'isola sconosciuta e remota con ai piedi un leggerissimo paio di infradito e sulle spalle i viveri sufficienti si e no per un paio di giorni. Non c'erano alternative. Con i miei sfortunati compagni mi avviai a malincuore verso la fitta vegetazione che bordava la spiaggia.
Benchè la notte prima avesse tempestato, il clima appriva caldo ma umido. Una volta aver distribuito i vari compiti , cominciai ad adentrarmi insieme a Giulio ,il romano, nell'insidiosa foresta per trovare la legna da ardere e assicurarsi che la posizione dell'accampamento fosse in un luogo sicuro.Nella foresta si incontravano una miriade di piante diverse, alcune ampie più di tre metri di colpor viola con sfumature gialle, altre piccolissime ma con colori sgargianti. Tornammo all'accampamento a sera inoltrata, tutti infredoliti e senza un briciolo di fame , l'unico pieno di forze e affamato sembrava essere Giulio.
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MessaggioOggetto: Re: Esperimento letterario 3!   Oggi a 21:57

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Esperimento letterario 3!
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